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Un gruppo di bambini al cospetto della storia

Il romanzo di Rosa Ventrella ci rivela una vicenda dove la bellezza vince sull’orrore

A volte ci sembra di conoscere tutto sulla Shoah: sono tanti i libri che, ogni anno, in particolare in occasione della Giornata della Memoria,  raccontano storie legate allo sterminio del popolo ebraico. Eppure capita ancora di scoprire delle vicende poco note. È quello che è successo a Rosa Ventrella quando si è imbattuta nella storia de I bambini di Haretz

L’autrice lascia  da parte le saghe familiari a cui si è dedicata scrivendo Storia di una famiglia perbene, La malalegna e Benedetto sia il padre e segue l'urgenza di narrare l'incredibile viaggio di un gruppo di bambini ebrei in fuga dalla Shoah, ispirandosi a una storia vera.

Dei suoi libri precedenti ha però conservato lo sguardo innocente dell'infanzia: quando tutto inizia la giovane Margit, voce narrante di questa storia straordinaria, ha dodici anni.

Per questo Rosa inizia il suo viaggio investigativo accompagnata da un gruppo di giornalisti: “ho scoperto questa storia per caso leggendo un giornale locale, ma ho capito immediatamente che si trattava di una storia straordinaria, perlopiù abbastanza sconosciuta. Ho voluto saperne di più e con l'aiuto di amici giornalisti mi sono mobilitata per capire da dove poter iniziare per raccogliere testimonianze. Scrivere questo romanzo è stato un lavoro lungo, complesso in termini di ricostruzione storica, straziante, ma nello stesso tempo la definirei l'esperienza più entusiasmante che abbia mai vissuto come scrittrice”.

“Affidare il racconto alla giovane Margit mi è sembrata la scelta più ovvia, tanto che a un certo punto sentivo davvero che questa ragazzina cecoslovacca rimasta sola al mondo a badare al suo fratellino Janos guidasse la mia penna”.

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